Towards a culture of gender differences

Experience of peer education on the outskirts of Naples

Lucia Fortunato e Valentina Scognamiglio

Il seguente articolo si propone di descrivere un’esperienza di educazione tra pari, in un istituto tecnico della periferia di Napoli, presentando e discutendo i risultati ottenuti e l’efficacia delle metodologie utili in questo settore. La specificità di questo intervento è stato caratterizzato dal lavorare con gli adolescenti circa le differenze di genere, in una zona a rischio, con l’obiettivo di decostruire gli stereotipi riguardo la differenza tra i sessi, appartenenti alla cultura locale e relativi alle dinamiche di violenza, e dal co-costruire nuovi significati con la partecipazione attiva dei ragazzi.

Questo progetto è stato suddiviso in due fasi: la formazione dei peer educator, basato sulla loro partecipazione e co-costruzione, di cui loro stessi sono stati i creatori; e la seconda fase in cui, attraverso sessioni di peer education, all’interno d’altre scuole, i ragazzi si sono resi responsabili di un processo di sensibilizzazione. Il punto di partenza fondamentale è stato l’interesse nel mettere insieme i metodi di un approccio psicosociale con una visione psicodinamica: l’uso di metodi è basato sulla partecipazione, sulla creazione di uno scambio dinamico, sul dialogo empatico, sul contenimento dei propri affetti e delle ansie relativi a quest’ultimi. La peer education è una metodologia molto utile, soprattutto se si lavora con gli adolescenti, in quanto si basa sull’importante ruolo rivestito dal gruppo durante il periodo adolescenziale, nel processo di costruzione della propria identità e soggettività, e anche perché è da supporto alle spinte evolutive verso un processo di differenziazione e individuazione.

Partendo dalla loro vita personale, dalle dinamiche di violenza, con cui convivono durante la loro vita quotidiana, come la gelosia e il possesso, sono stati riconosciuti gli stereotipi relativamente alle differenze di genere. Sono stati costruiti nuovi significati, dando spazio alle emozioni, ai dubbi e alle caratteristiche personali del singolo individuo, all’interno del gruppo. Durante la seconda fase, quando sono diventati gli attori di un intervento volto a promuovere la parità di genere, hanno fatto riferimento più volte alla loro esperienza e al loro senso di indifferenza, durante la fase iniziale di formazione, evidenziando i cambiamenti che sono incorsi tra l’inizio e la fine della stessa.

I risultati sono stati evidenti: aumentando la consapevolezza dei loro sentimenti e la loro capacità di stabilire relazioni, è stata osservata una conseguente crescita del loro senso di auto-efficacia attraverso la partecipazione attiva. I risultati dimostrano l’elevata efficienza di un lavoro strutturato sulla base di questi presupposti metodologici, che possono essere considerati come un punto di partenza per gli sviluppi futuri.

Per la lettura integrale dell’articolo vi rimandiamo al documento in allegato: TOWARDS A CULTURE OF GENDER DIFFERENCES

 

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