V° INCONTRO, CLASSE 2

Il laboratorio di mercoledì non è andato proprio come avrei voluto, il cavallo impazzito di cui vi ho parlato la volta scorsa ci è sfuggito di mano e questo mi ha fatto entrare in aula con la paura di non riuscire a portare a termine le cose come avrei voluto. Come al solito, non bisogna mai assolutizzare… e infatti lo dovrei sapere bene che in questo lavoro 2 più 2 non fa mai 4 e questa è probabilmente l’unica regola fissa a cui possiamo aggrapparci.

Così, non appena mettiamo piede nella nostra aula ritrovo la sicurezza, l’energia dei miei collaboratori e la classe predisposta a ciò che ci aspetta.

Siamo pronti per partire con i saluti e con la lettura di “Pezzettino”. L’esperienza della volta precedente ci ha reso più disinvolti lasciando me libero di improvvisare in maniera articolata e Veronica nel suo flusso fatto di inflessioni, pause ad effetto e variazioni vocali. La classe è totalmente rapita e me ne accorgo davvero quando, per sottolineare una caduta di Pezzettino nel racconto, suono improvvisamente il tamburo e vedo un paio di bambini saltare letteralmente in aria. Non riesco a trattenere una risata.

La discussione post lettura è un po’ disordinata ma riusciamo comunque a raccogliere le loro impressioni e a parlare del messaggio che volevamo far passare.

Passiamo al secondo momento della giornata, ovvero “Atomi” trasformato per l’occasione in “Pezzettini”. Si tratta di un gioco di movimento in cui diventa fondamentale la relazione tra i bambini e, in questo senso, mi saltano subito all’occhio alcune cose: ci sono gruppi e coppie inscindibili e un maggiore battibeccare tra di loro. In futuro dobbiamo riuscire a rendere tutta la classe più coesa e ad evitare questi gruppetti che si guardano non troppo di buon occhio.

Con qualche sforzo, passiamo all’attività chiave della giornata: creare il proprio volto disegnandone le diverse componenti su pezzettini da incollare su un foglio.

Anche qui, come nell’altra classe, le bambine tendono ad avere un maggiore spirito pratico e alla stessa maniera i bambini si raggruppano attorno a me chiedendomi una mano. Poi mi sposto, vado a vedere un po’ tutti cosa stanno facendo e trovo che i disegni siano in qualche modo tutti molto belli, un po’ meno Picasso e un po’ più disegno classico.

Decidiamo di salutarli utilizzando come la volta scorsa il tamburo, su cui esprimere la propria emozione. Le reazioni sono all’unanimità positive e all’emozione espressa corrisponde sempre bene il suono che in qualche modo la rappresenta.
Esco dall’aula sereno, molto meno stanco, e sento che i prossimi laboratori saranno tranquilli grazie a questa bella formula ritrovata. Nel profondo però lo so bene che 2 più 2 non fa mai 4 è che a parlare è il bisogno di fissare per bene i piedi a terra. Noi terrestri abbiamo parecchie difficoltà con questa storia del lanciarsi nel vuoto e provare a spiccare il volo.

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